Parma, 19 02 2021 – Dopo meno di 20 giorni “in giallo” l’analisi dei dati sulla diffusione del contagio a livello regionale riporta l’Emilia-Romagna in zona arancione. Una pesantissima battuta d’arresto, l’ennesimo “stop&go” sul lento cammino di ripresa e di speranza che gli esercenti avevano ancora una volta intrapreso. Molti sono i dubbi sull’applicazione delle restrizioni a livello regionale, un metodo che penalizza anche le zone dove la diffusione del contagio pare sotto controllo: “Nonostante a più riprese le Associazioni di categoria supportati da numerosi Sindaci della Provincia abbiano proposto alla Regione di applicare restrizioni più marcate nei confronti di quelle zone più colpite dall’emergenza sanitaria, lasciando quindi maggiori libertà ai territori più sicuri – spiega Antonio Vinci, Direttore di Confesercenti Parma -, constatiamo come la strategia di contenimento del virus non sia cambiata rispetto al passato. Mi chiedo, dopo un anno di tentativi, sia che si vada in giallo sia in arancione, quanto sia efficace questo metodo su scala nazionale. Penso che sarebbe più utile un approccio diverso, magari intervenendo nelle situazioni circoscritte dove ci sono espressioni di forte propagazione del virus o pericolosi scenari di focolai – suggerisce Vinci -. Al contempo non si hanno notizie di ristori certi e equi per tutte le attività che subiranno ulteriori restrizioni. Lavoreremo da subito nei confronti delle Istituzioni per avere risposte certe e chiare circa i tempi e le modalità per sbloccare fondi a favore di tutte le imprese del nostro territorio”.

Bar e ristoranti tornano ad abbassare le serrande, il settore del turismo resta al palo, mentre i commercianti potranno restare aperti ma con poche occasioni di vendita viste le limitazioni alla circolazione: “Tante imprese sono in difficoltà e la situazione è pesantissima anche per tutta la filiera collegata. I ristori – spiega Francesca Chittolini, Presidente di Confesercenti Parma – non sono purtroppo rivolti a tutti i soggetti colpiti e sono comunque assolutamente insufficienti per garantire la sopravvivenza delle attività. Questo clima di incertezza e le riaperture a singhiozzo generano disperazione in chi nei pochi giorni trascorsi in zona gialla aveva visto una flebile speranza di ripresa, seppur mortificata dallo smart working e dall’assenza di turismo, e stava provando a pianificare l’attività dei prossimi mesi”.

Programmare la propria attività è una delle principali capacità richieste a chi fa impresa. “Tutte le incertezze che il quadro generale presenta sono insostenibili per gli esercenti, non ce le possiamo più permettere – sottolinea Chittolini -. Se un anno fa le misure adottate rappresentavano giustamente una risposta emergenziale ad una situazione del tutto inedita, dopo un anno non è tollerabile che la situazione sia gestita nello stesso modo, in un clima di incertezza che sta mettendo in ginocchio settori, come quello del turismo e quello del terziario, che rappresentano una ingente porzione del nostro prodotto interno lordo”. Molti associati Confesercenti hanno sostenuto investimenti e sacrifici per adeguare locali e negozi alle normative vigenti. “Quello che chiediamo è che ci venga riconosciuto il diritto a fare impresa, a lavorare – conclude Chittolini -. Anche a costo di sottostare a regole ancora più stringenti, i nostri Associati vogliono riprendere a lavorare e salvare le proprie imprese, regalando un po’ di ossigeno anche a tutta la lunga e articolata filiera collegata”.

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